venerdì 16 febbraio 2018

Un ragazzo d'oro, Eli Gottlieb


Vorremmo tutti sapere chi sono realmente le persone autistiche.
Che cosa pensano, che cosa provano, che cosa selezionano dei discorsi e delle cose intorno a loro, da cosa nascono le loro paure.
Eli Gottlieb ci prova, parlando in prima persona, e provando a dare voce a dei pensieri che sono, quasi per tutti, un mistero.


Todd Aaron  non ha le eccellenze di un asperger (come Rain man, per interderci), né alte funzionalità, ma possiede una grande carica affettiva, e una gran forza di volontà.
Todd ha 50 anni, e vive da 40 in una comunità per disabili mentali.
E' pienamente consapevole di essere un soggetto autistico, conosce bene i suoi limiti: ce ne accorgiamo dallo stridore tra i suoi pensieri  e le sue azioni. Ha imparato ad autocontrollarsi, mette in atto strategie di difesa verso il mondo che lo circonda, è perfettamente autonomo nella gestione di se stesso, sa leggere, sa cosa pensa, anche se non è sempre capace di esprimere i suoi pensieri, sa decifrare le sue emozioni (stanchezza, ansia, tristezza, delusione), comprende discorsi relativamente complessi, sa affrontare l'imprevisto.
Sono delle grandi conquiste, ma, vissute così dal di dentro, sembra sempre che abbiamo a che fare con una bomba a orologeria, come se tutto questo equilibrio fosse precario e potesse esplodere da un momento all'altro.
Si fa amare, quest'uomo capace di dire solo la verità, e incapace invece di qualsiasi rancore, nonostante abbia ricordi molto nitidi delle violenze subite. Viene così naturale odiare suo padre, provare diffidenza verso suo fratello, e amare invece sua madre, per il fatto stesso che lui l'ama tanto. 
 Dopo 40 anni ha ancora nostalgia di casa, compra mappe, elabora un'Idea che lo faccia tornare dove viveva con la sua famiglia, e questo ci commuove, nonostante la scrittura non sia per niente compassionevole. Eli Gottlieb parla con la semplicità dei pensieri di Todd.

Il tempo si dilata insieme a lui, seguiamo il ritmo lento della sua mente.
E mentre lo seguiamo, ci chiediamo se sia giusto che viva in una comunità, invece che in famiglia, se sia giusto che prenda o meno le sue medicine, o semplicemente se sarà in grado di rispondere ad una domanda, di tornare a casa da solo, di superare la paura del cane.
Le risposte non sono per niente scontate, non abbiamo verità in tasca: nella semplicità dei pensieri di Todd, nella sua vita abitudinaria, trapela tutta la complessità della sua fragilità.
 
Sfido chiunque a non versare una lacrima.


Titolo: Un ragazzo d'oro
Autore: Eli Gottlieb
Traduttore: A. Martinese
Pubblicazione:  Roma : Minimun Fax (Sotterranei), 2018
Pagine: 274

martedì 6 febbraio 2018

Agatha e gli altri ... libri in serie

E' un po' come tornare in un porto sicuro.
Conosco i personaggi, gli ambienti, i caratteri.
So che arriverà il colpo di scena, quasi sempre il lieto fine.
In molti casi mi faranno riflettere, difficilmente mi stupiranno.

Tra un romanzo e l'altro, mi piace spezzare le mie letture con quelle già conosciute, spesso con autori che so non mi deluderanno (Anne Tyler, Irène Nèmirovsky, , per esempio) ma più spesso si tratta di sequel.
Tra i miei preferiti:
Agatha Raisin di M.C. Beaton
i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni
il Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni 
la serie dell'Allieva di Alessia Gazzola
la saga della Ghostwriter di Alice Basso
i casi di Precious Ramotswe di Alexander McCall Smith 
e quelli di Isabel Dalhousie, sempre di Alexander McCall Smith 
l'avvocato Guido Guerrieri di Gianrico Carofiglio
e ancora Vincenzo Malinconico di Diego De Silva

per non parlare di trilogie (Kent Haruf) o tetralogie (L'amica geniale  di Elena Ferrante, Agnes Browne di Brendan O'Carroll ) o saghe familiari, come quella dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard.



"Un film ti condanna" diceva un vecchio saggio che conoscevo molto tempo fa.
Il sequel è è più o meno una condanna, o una dipendenza, se vogliamo essere più diplomatici.
Mi affeziono al personaggio, prendo a cuore le sue storie, le sue amicizie, i suoi amori, il luoghi che frequenta (cosa farei senza il pub di Agatha, l'agenzia investigativa di Precious Ramotswe, o la trattoria dell'Ispettore Lojacono), e gira e rigira torno sempre lì.
Confesso che alla lunga mi stanco, qualche volta me ne lamento, mi sembra di finire per leggere sempre le stesse cose (cosa scriverò nella prossima recensione?), giuro che non inizierò nessuna nuova serie,  poi però torna il desiderio di risentirsi a casa.
Letture leggere, generalmente non lunghe, perfette per intervallare quelle più impegnative, dove ho vissuto le crudeltà la guerra, o sono stata nei panni di un adolescente difficile, o ho combattuto per nuove libertà politiche, dove gli intrighi di corte mi hanno indignata, o un thriller mi ha spezzato il fiato, o una storia d'amore mi ha conquistata totalmente.
Rispetto all''incognita di una nuova avventura, prima di ricominciare a viaggiare nello spazio e nel tempo, è come riprendere fiato, disfare la valigia, e prepararne un'altra, per il prossimo giro.

mercoledì 31 gennaio 2018

Questione di prospettive

Accompagnando Bimbo a  rugby.

Indossa un pantaloncino nero e una maglietta di cotone con raffigurato Hulk.

Corie: "Come sei carino, amore."

Bimbo: "Io devo fare paura, e tu mi dici che sono carino?!??"


Dopo 8 anni di maternità maschia, ancora mi mancano i fondamentali.


mercoledì 24 gennaio 2018

Sorgo rosso, Mo Yan

Sorgo rosso è un romanzo complesso ed epico.

Ambientato durante la guerra sino-giapponese del 1939, la storia è raccontata dal nipote di Yu Zhan'ao, bandito libero, che rifiuta con suo figlio di unirsi ai comunisti dell'Ottava Armata, e all'esercito ufficiale cinese. Un uomo libero e coraggioso, nella battaglia come in amore.
Le scene di guerra, più che altro guerriglia, sono tante e cruente, intervallate dalle storie e dalle vicende di famiglia: continui flash back, che raccontano fatti che vanno dagli anni '20 agli anni '60, nei quali qualche volta è difficile orientarsi.
Da donna posso dire che la parte migliore è proprio quella romanzata: le storie del matrimonio della nonna e della seconda nonna. Nonna Dai è senz'altro un personaggio memorabile: donna determinata e coraggiosa, vitale, combattiva e passionale.

"Cielo, pensi che io sia in colpa? Credi che se avessi diviso il cuscino con un lebbroso, e generato un mostro rognoso e purulento insozzando questo bel mondo sarei stata nel giusto? Cielo, cos'è la castità? Cos'è la giusta via? Cos'è la bontà? Cos'è il male? Non me l'hai mai detto, ho dovuto sempre sbrigarmela da sola. Amo la felicità, amo la forza, amo la bellezza, il mio corpo mi appartiene, sono padrona di me stessa, non ho paura di sbagliare, non ho paura della punizione, non ho paura di entrare nei diciotto gironi del tuo inferno. Ho fatto tutto ciò che dovevo fare e ciò che andava fatto, e non temo nulla. Ma non voglio morire, voglio vivere, voglio vedere ancora un po' il mondo"

Il resto è spesso crudeltà pura. Il realismo di Mo Yan non risparmia nulla all'immaginazione. I diavoli Giapponesi sono l'incarnazione della violenza, anche quella più inverosimile.
I personaggi sono funzionali alla storia.
Mo Yan non fa introspezione, tutti sono pedine sulla scacchiera: quello che sono, quello che provano, il lettore dovrà conquistarselo da sè.
Eppure non sono pentita di questa lettura, per me così fuori genere: ho avuto per tutta la durata del romanzo un forte senso di straniamento, davvero mi è sembrato di essere lontana kilometri dal mio mondo, e di vivere una seconda esistenza, fatta di paura, tensione, stenti, astuzia, voglia di rivalsa, resistenza. I volti della piccola comunità di Gaomi li ho visti davanti ai miei occhi uno ad uno, e di ognuno ho vissuto la tragica sorte. Una scrittura evocativa, senza dubbio.
 
Adesso, però, ho bisogno di qualcosa di più leggero.

Titolo: Sorgo Rosso
Autore: Mo Yan
Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2012
Pagine: 484

venerdì 19 gennaio 2018

L'ibisco viola, Chimamanda Ngozi Adichie


Nigeria, anni '60.

Una ragazzina di 15 anni, Kambili, racconta la storia della sua famiglia.
Un padre educato dai missionari, modello per la comunità di uomo di fede e di grande generosità. Un uomo ricco e molto potente, ortodosso e intransigente, un padre padrone che in casa non risparmiala violenza pur di far prevalere le sue regole.
Kambili e suo fratello Jaja crescono con il desiderio di accondiscendere alle sue aspettative. Lo amano e lo temono.
Non ne sanno parlare, e non sanno giudicare quest'uomo, nè tantomeno la madre.
Un pugno nello stomaco, narrato con sensibilità e delicatezza.
Sapevo che Kambili non poteva fare ed essere diversa da quella che era, e pure ho capito l'amore e l'ammirazione che aveva per suo padre.
Le sono stata vicina, le ho leccato le ferite, l'ho compresa e consolata, ho cercato di guidare il suo smarrimento e di interpreatre il suoi disagi e il suo silenzio, eppure fremevo affinchè trovasse la grinta e la forza pre ribellarsi e vivere.
Kambili è un personaggio straordinario: un'adolescente messa duramente alla prova dalle certezze granitiche con le quali è stata cresciuta, che cerca a poco a poco di respirare e di scoprire se può anche lei essere, oltre che dimostrare di valere qualcosa.

Titolo: L'Ibisco viola
Autore: Chimamanda Ngozi Adichie
Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2016
Pagine: 288